Grande partecipazione alla manifestazione in Piazza del Popolo, ma il centrosinistra appare confuso e frammentato. Assente il M5S, Pd senza una linea chiara. La destra resta a guardare, ma il modello britannico insegna: serve più coraggio.
Serra: “Siamo in 50mila, non perdiamoci di vista”
Migliaia di persone si sono radunate a Roma per sostenere un’Europa più forte e unita, ma la sinistra ha dato l’ennesima prova della sua incoerenza: divisa tra pacifisti e interventisti, ha mostrato il volto di una politica incapace di scegliere. Sullo sfondo, un Putin che sa benissimo come sfruttare le debolezze di chi, per paura o convenienza, continua a oscillare tra compromessi e ambiguità.
Un’Europa da difendere, una sinistra da ricostruire
Roma ha risposto con entusiasmo all’appello di Michele Serra, che ha convocato la manifestazione “Una piazza per l’Europa” in Piazza del Popolo. Secondo gli organizzatori, almeno 30mila persone si sono radunate per esprimere il proprio sostegno al progetto europeo, mentre Serra ha parlato di 50mila presenze.
Tuttavia, se la piazza è stata un successo in termini numerici, il messaggio politico che ne è uscito è stato confuso e contraddittorio. Tra le bandiere europee e quelle della pace, tra chi sosteneva l’Ucraina e chi predicava la neutralità, la sinistra ha offerto l’ennesima dimostrazione della sua incapacità di parlare con una sola voce.
Schlein: “Oggi niente polemiche”, ma il Pd è in pieno caos
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha cercato di mantenere un tono istituzionale: “Non è il giorno delle polemiche, ci godiamo questa meravigliosa manifestazione per un’Europa federale”. Una dichiarazione che suona più come un invito a non evidenziare le evidenti contraddizioni del Pd, che in piazza si è presentato in ordine sparso.
C’erano quelli con la bandiera dell’UE, quelli con la bandiera della pace, e poi quelli – come Carlo Calenda – con il vessillo ucraino, a ricordare che l’Europa ha anche il dovere di difendersi. Un’immagine che restituisce alla perfezione lo stato di confusione della sinistra italiana, divisa tra chi vorrebbe un’Europa più forte e chi continua a sventolare il vessillo del pacifismo a senso unico.
Riarmo, il tema che spacca la piazza
Se c’è un punto su cui la sinistra non riesce a trovare un accordo è proprio il tema della difesa comune europea. Carlo Calenda, leader di Azione, ha ribadito la necessità di un’Europa militarmente più forte: “L’Europa nasce con l’idea di un esercito comune. Oggi deve avere la capacità di difendersi dalle aggressioni economiche di Trump e da quelle militari di Putin”.
Dall’altro lato, il segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, ha attaccato la linea della Commissione Europea: “L’Europa già spende per la difesa quanto la Russia, se aggiungiamo la Gran Bretagna spendiamo persino di più. Dovremmo usare queste risorse per la transizione ecologica e per i lavoratori”. Un ragionamento che suona bene nei talk show, ma che ignora una verità elementare: l’Europa senza una difesa comune non ha futuro.
Mentre la sinistra si divide, la destra si illude
Se la sinistra ha mostrato il suo volto più fragile e ambiguo, la destra italiana ha scelto di non partecipare all’evento. Un’occasione mancata, perché se c’è un messaggio che andava lanciato da questa piazza è che l’Europa deve rafforzarsi non solo economicamente, ma anche militarmente.
L’Inghilterra lo ha capito: non si può difendere un continente con dichiarazioni di principio e sperando che la diplomazia faccia miracoli. L’unico modo per garantire la sicurezza dell’Europa è dotarsi di una strategia chiara e di una capacità militare all’altezza delle sfide globali.
In Italia, però, la destra appare ancora incerta. Giorgia Meloni ha più volte ribadito la necessità di rafforzare il legame con gli alleati transatlantici, ma il suo governo si muove con troppa cautela. Matteo Salvini continua a vedere nella difesa comune solo un vantaggio per le industrie francesi e tedesche, mentre Antonio Tajani rivendica l’orgoglio europeista senza però dare risposte concrete su come costruire un’Europa davvero forte.
Serra: “Siamo in tanti, siamo un popolo”
Dal palco, Michele Serra ha cercato di restituire un senso di unità alla manifestazione: “Abbiamo tra le mani due parole preziose, pace e libertà, ma non sappiamo bene come usarle senza che cadano a terra e si rompano. Questa piazza non ha risposte pronte, ma ha ben chiare le domande”.
Belle parole, ma nella realtà la piazza ha mostrato più dubbi che certezze. Il pacifismo romantico della sinistra italiana sembra non volersi accorgere che il mondo è cambiato. Oggi non si può più parlare di pace senza parlare di difesa. Putin lo sa, e continua a giocare sulle divisioni dell’Occidente per rafforzare il suo dominio.
Il vero problema dell’Europa: la sua fragilità politica
Se c’è una cosa che la manifestazione di Roma ha dimostrato, è che l’Europa non è ancora in grado di parlare con una voce sola. E questa è una debolezza che Putin sfrutta ogni giorno.
La sua strategia non è solo militare, è anche psicologica: seminare discordia, alimentare il caos, mettere gli europei gli uni contro gli altri. Ed è un piano che sta funzionando, perché mentre lui rafforza il suo regime, l’Europa si perde in discussioni interne, in differenze ideologiche e in visioni inconciliabili tra loro.
La manifestazione di Roma avrebbe potuto essere un momento per lanciare un segnale chiaro e forte. Invece, ha restituito l’immagine di un’Europa incerta, di una sinistra confusa e di una destra che ancora fatica a comprendere il peso della posta in gioco.
Putin osserva, e sorride. Perché sa che finché l’Europa sarà divisa, lui avrà sempre un vantaggio.


